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Il Nordeste esprime le radici musicali del Brasile. Vinicious de Moraes cantava che il samba, e perciò la matrice ritmica che caratterizza il panorama musicale brasiliano e che ha le sue storiche scuole disseminate per tutto il paese, vien da Bahia, così come la  capoeira e il candomblè.

 

Cominciamo perciò a dire che il samba non esiste. Questa affermazione, poco più di una provocazione, in realtà pone una questione  concreta che si rivela in tutta la sua portata proprio vivendo l’esperienza musicale in questi luoghi così ricchi di musica. Se si dovesse infatti catalogare il samba semplicemente come ritmo, ogni pandeirista (suonatore di pandeiro, l’onnipresente tamburello con sonagli, base di quasi tutte le formazioni musicali brasiliane) vi potrebbe elencare almeno una decina di accenti e cadenze differenti: da quelli tipici dell’accompagnamento della capoeira al samba-reggae, dal maracatù al samba più lento usato nella bossa... In Pernambuco più che nelle altre zone del paese esistono così tanti tempi musicali differenti legati a balli (si pensi ad uno spettro variagato che va dalla ciranda al forrò), a formazioni strumentali (gli ancestrali pìfanos ad esempio oppure le bande di frevo) o a situazioni (il famoso samba-enredo delle sfilate di Rio oppure il samba-cançao con la sua variante più popolare: il pagode). Tutte queste varianti costituiscono le radici di quel fenomeno anzitutto culturale che è il samba.

 

Anche per questo il nordeste continua ad essere il faro culturale che illumina l’impero di suoni brasiliano legandolo indissolubilmente all’Africa e alle sue antiche ritmiche. Ciò non toglie che la musica che i giovani ascoltano maggiormente oggigiorno non sembra essere nemmeno parente alle splendide ballate dei cantautori della vecchia generazione: oggi ciò che impazza fra i giovani dei morros è l’axè, il brega o i più internazionali ed onnipresenti hi-pop e rhythm&blues. Una menzione particolare fra le forme musicali globali (anche se ogni musica è globale per definizione) va riservata al reggae: da Bahia al Maranhao il ritmo in levare originario della Jamaica scalda il cuore di tutti i nordestini.

 

 

Ad Olinda, come in tutto il Pernambuco, regnano forme musicali tradizionali non molto conosciute in Europa.

Ma prima di snocciolare la consueta teoria di generi, di ritmi e di danze, occorre evidenziare come la musica venga vissuta in Olinda come fenomeno in maniera assai diversa da come viene intesa da noi. Non è solo l’espressione più viva dovuta alla presenza strabordante di persone che suonano per cui laddove per noi l’esperienza musicale richiama necessariamente l’impianto hi-fi di casa nostra o la radio perennemente accesa del bar o ancora il rito collettivo della discoteca, a Olinda la musica è “autenticamente” vissuta in una dimensione collettiva a noi ormai lontana. Basti pensare che solo durante il carnevale il frevo costituisce la forma musicale imperante, mentre per tutti gli altri giorni dell’anno solo i musicisti delle bande e le ballerine, durante serissime e faticose sessioni di prova, vivono quel genere rinnovando così la tradizione per il fatto stesso di ri-generare quel materiale sonoro e di esperirlo attraverso la danza. Da qui la necessità delle scuole di samba come istituzioni dove persone, tipicamente giovani, sperimentano nuovi linguaggi e nuove forme d’espressione che, necessariamente, devono risultare tanto più vere, quanto più distanti da ciò che già è stato sperimentato, nei modi e nelle mode, dalla generazione rock che li precede. Sì, la scuola di samba di Preto Velho nell’Alto da Sé in cima al morro di Olinda somiglia più ad una Scala squattrinata e traballante, che ad uno spazio adibito a giovani musicisti: l’istituzionalizzazione di una dimensione popolare di esperire l’esperienza musicale.

 

Si parla di Olinda e perciò si parla di storia e ciò che occorre evidenziare è che, mentre l’origine del coco, della ciranda, del maracatù (tutte forme musicali tipicamente nordestine) si perdono nella notte dei tempi, l’espressione moderna del samba è piuttosto recente. Occorre essere obiettivi: cercare di tracciare un percorso storiografico della MPB (Musica Popular Brasileira) è impresa assai ardua e dalla complessità tale da richiedere volumi. La MPB è figlia di una generazione straordinaria d’autori che ha partecipato da protagonista, dai primi decenni del secolo scorso, assieme a tantissimi artisti popolari nel mondo intero, a quell’esplosivo processo libertario d’emancipazione culturale e di riconoscimento dell’immanente patrimonio di quelle culture che, prima di allora, risultavano essere solo marginali all’eurocentrismo imperante. Nei primi anni sessanta, con l’affermarsi dei media e per mezzo della tecnologia del vinile, il mondo intero ha potuto conoscere la musica afro-americana del nord america (blues e jazz), dei caraibi (Cuba e Jamaica) e del Brasile, quest’ultimo attraverso artisti che sono considerati come i “padri della patria” del suo panorama musicale.

 

 

In molti condividono che un esaustivo percorso storiografico della MPB può essere tracciato partendo dalle rappresentative figure di Dorival Caymmi, Jackson do Pandeiro e Luiz Gonzaga, tutti e tre nordestini. “O maestro do meu maestro”: così Caetano Veloso definisce Dorival Caymmi riconoscendo in lui le radici della bossa nova, musica che vede il violão (la chitarra) protagonista di quell’espressione sonora e poetica intimista che tutt’oggi influenza gli autori di canzoni popolari in ogni parte del mondo. Il nome d’arte del secondo artista, originario dal sertão paraibense (il Paraiba è lo stato a nord del Pernambuco), rivela in maniera lampante il legame con lo strumento base del samba: il pandeiro.

 

Luiz Gonzaga (1912-1989) era originario di Exù a poco meno di 700 km da Recife, nel sertão Pernambucano. Il re del Baião o Asa Branca (da una delle sue canzoni più conosciute) è un’icona in tutto il Brasile. Suonava la sanfona (fisarmonica) e fu uno straordinario autore di canzoni popolari, ma soprattutto un notevolissimo musicista. Attraverso lui si sono cristallizzati gli stilemi del forrò autentico (forrò pe’ di serra) genere che prevede l’asciutta formazione musicale composta da voce accompagnata dalla santona (la fisarmonica) dal triangolo e dalla zabumba (tamburo che viene battuto da un lato da una mazza e dall’altro da una bacchetta usata di piatto) guidandone l’evoluzione con l’introduzione di altre percussioni, del basso e degli strumenti elettrici. La determinazione tutta pernambucana nell’opera di diffusione di questo genere musicale, lo ha portato a viaggiare col suo furgoncino VW assieme la sua piccola band per tutto il nordeste fino ad essere lanciato dalla EMI di Rio e così conosciuto, in tempi brevissimi, in tutto il mondo. Gli italiani ricorderanno il conturbante baião di un esotica Silvana Mangano del film Anna (1951) di Lattuada.

 

Fin dai primi successi, Luiz Gonzaga ha preso a regalar sanfonas (strumento piuttosto caro e sicuramente fuor dalla portata delle tasche dei più, anche perché spesso d’importazione italiana) a tutti i giovani promettenti in un’opera evangelizzatrice che in Pernambuco attecchì così bene che oggi sono decine le formazioni di ottimo livello che infuocano le notti di quest’angolo di Brasile. Sparse per Olinda ci sono locali (i più improvvisati, alcuni storici come la Bodega do Velho) in cui si esibiscono giovani formazioni che coniugano il forrò alle più variegate desinenze: dal più rigoroso forrò pe di serra, fino al psichedelico forrock.

 

L’impronta fortemente popolare di queste danze e il suono della fisarmonica potrebbero, di primo acchito, lasciar perplesso il neofita europeo e paradossalmente proprio quel sedicente amante di musica brasiliana, legato ad una visione solo apparentemente più raffinata del Brazil di esportazione, fine estimatore delle sinfoniche bossa di Tom Jobin. Ma poi è facile farsi coinvolgere: al banco si domanda il drink della casa (tipicamente cachaça e miele) si chiede cortesemente al partner se vuole danzare e ci si lascia trascinare dalla musica. Lo xote, il baião e il forrò sono molto coinvolgenti, ma è necessario non lasciarsi intimorire dalle seducenti evoluzioni delle coppie locali che scendono in pista: qui la gente interpreta queste danze con una maestria ed un trasporto incomparabili. Ognuno tuttavia ha il proprio jeito, la propria interpretazione, non esistendo veri e propri passi obbligati da rispettare. Ogni coppia manifesta danzando la condivisione di un momento speciale, la libera espressione della propria sensualità, poiché come cantava Luiz Gonzaga:

 

Mas o baião tem um que

Que as outras danças não tem

Oi quem quiser é só dizer

Pois eu com satisfação

Vou dançar cantando o baião

 

Espressione popolare dell’interland brasiliano, Luiz Gonzaga è solo relativamente famoso fuori dal Brasile, ma la sua arte contagiosa ha influenzato le musiche popolari di tutto il mondo. La sua voce dall’accento sertanejo, l’ironia coinvolgente che nasconde l’amara saggezza, la caparbietà e la determinazione ne fanno una bandiera di questa terra, rappresentando pienamente l’animo tipicamente pernambucano. Ecco perchè la sua icona domina la sala delle partenze del nuovo aeroporto di Recife ed accompagna il turista fino alla fine della vacanza dopo avere incrociato il suo sorriso cento volte nelle statuette di terracotta, nelle effigi di legno e in tutte le più bizzarre realizzazioni dell’artigianato locale.

 

Per intenderci Olinda e Recife hanno dato i natali a personaggi del calibro di Nana Vasconcelos, dal compianto Chico Science ad Alceo Valença,… ma nessuno può essere paragonato a Luiz Gonzaga. Assieme alla fama i musicisti che raggiungono la notorietà arrivano ad essere pure molto ricchi. In una terra ancora troppo parca di opportunità, la disoccupazione ancora molto alta, l’inseguimento di una vita che assicuri un futuro di sicurezza economica porta i tantissimi musicisti a venerare l’esempio dei pochi che riescono a fare fortuna. Alceo Valença (sorta di “Celentano brasiliano” che spopolò soprattutto agli inizi ’80) non abita ad Olinda, ma come molti facoltosi pernambucani possiede la propria magione sulla parte nobile del morro ed è di sua proprietà una delle più splendide ville coloniali dall’inconfondibile colore azzurro sulla Rua Prudente de Moraes. Così come Nana Vasconcelos, forse l’olindense attualmente più conosciuto al mondo, un autentico fenomeno musicale che fa pubblicare le sue gemme sonore dalla prestigiosa casa tedesca ECM. Scoprite Chico Science e il suo mangue-beat e lasciatevi spiegare da qualsiasi brasiliano non più adolescente: la sua recente e tragica scomparsa è ancora fonte di commozione per i fans di tutto il Brasile.

  

I pochi musicisti citati sono peraltro da intendersi come una pura e semplice rappresentanza della creatività musicale nordestina, ma sono migliaia gli artisti misconosciuti che magari hanno partorito un’unica canzone indimenticabile, oppure che sono solamente interpreti, ma il cui estro potrebbe inondare i palcoscenici d’oltreoceano. Sono infatti decine i pagodeiros che si alternano il fine settimana nella scuola di samba di Preto Velho e centinaia i percussionisti di ogni età che interpretano in una festante cornice corale gli ultimi samba canções o le perle del samba partido alto. Qui i vari tipi di samba tradizionale fanno un corpo unico con il pagode che ne è l’interpretazione più popolare.

 

 

Chi conosce ad esempio Selma do Coco oppure Lia da Itamaraca? La prima, olindense, è cantora di coco, genere musicale che vede la voce solista e il coro in primo piano alternarsi nell’esposizione di ritornelli ritmati accompagnati dalle sole percussioni. Lia (che come dice l’apelido viene dalla vicina isola di Itamaracà) è invece interprete di ciranda, riconosciuta più come danza collettiva, ma che è anch’essa uno splendido genere dalla minimale formazione musicale. Così come il coco, la ciranda non prevede, nella sua espressione più autentica, la presenza d’elementi armonici (chitarra, cavaquinho, fisarmonica…) cosicché è la voce solista che articola ed espone l’armonia dei brani con un trasporto e una afflato unici. Spesso questi artisti, oltre che nei vari locali, non mancano di esibirsi nella parte più popolare d’Olinda in serate infuocate dove è possibile apprendere i passi di queste danze coinvolgenti. Queste signore ormai anzianissime si esibiscono ancora e sono considerate delle maestre e venerate come capiscuola fondamentali della tradizione che illumina le nuove strade da percorrere per le nuove generazioni.

 

Altra forma di danza collettiva d’impronta popolare è la quadrilha, di grande diffusione soprattutto nel periodo invernale delle festas juninas (in giugno) attorno alle celebrazioni di São Juan. Quando in tutte le strade di Olinda bruciano le fogueiras a celebrare San Giovanni sulle ladeiras del morro si organizzano vere e proprie competizioni organizzate per premiare le coreografie più belle e spiritose, nelle quali spesso non mancano i travestimenti (i ragazzi nei panni sensuali e ammiccanti delle coetanee e le ragazze a sostenere le esilaranti parodie interpretando ironicamente il ruolo del macho). Od ancora è possibile assistere alle processioni dei blocos di Maracatù delle formazioni di giovani olindensi che inondano ciclicamente le strade di Olinda per finire sull’Alto da Sé ad incorniciare il sagrato dell’antica cattedrale. Itineranti attraverso le ladeiras, nelle fresche serate invernali, ci sono pure le serestas, in piccole formazioni che ricordano le serenate mediterranee. Ma il Pernambuco è pure la terra del frevo, una spettacolare danza che si balla su una musica dal ritmo indiavolato (la parola frevo richiama febbre) derivante dalla polka europea e che i ballerini interpretano in caratteristici vestiti sgargianti di paillettes e con il caratteristico ombrellino colorato. Il ritmo di base è velocissimo e deriva direttamente dal maracatù-rural eseguito in modo più squadrato da una formazione di stampo bandistico militare (di solito di alto livello). Niente di più distante dalle sboccate provocazioni delle sfilate carnevalesche che si tengono a Rio: il frevo è una vera propria danza con passi e figurazioni di un eleganza molto più vicine al balletto che non al samba delle mulheres-bunda trasmesso dalle tv di mezzo mondo. La naturalezza e la grazia dei gesti tipici dei ballerini indigeni non devono trarre in inganno: sono figlie di ore ed ore praticate fin dalla più tenera età (provate a scimmiottare il passo più banale e vi renderete conto). A proposito di frevo vale la pena segnalare uno degli ultimi fenomeni: la Spok Orquestra. Si tratta di una big band di alieni che oramai sta colonizzando il globo.

 

 

Tutti questi generi tradizionali e i loro migliori interpreti sono fruibili nella splendida e colorata cornice della Casa da Rebeca del Mestre Salutiano. Anch’egli olindense e da poco scomparso, è stato uno dei maggiori interpreti delle più remote tradizioni musicali ed esecutore impeccabile di rebeca (un’antica forma di violino). Chi non ha avuto mai modo di ascoltare le sue registrazioni (la fruibilità sul mercato di questi artisti è praticamente nulla) potrebbe aver l’impressione la prima volta di trovarsi di fronte all’interprete di uno strambo country brasiliano. La sua rebeca amplificata rappresenta invece l’eredità di un genere musicale di radici medioevali importato dai portoghesi della conquista.

 

 

Nonostante tutto questo tripudio di suoni durante il giorno ad Olinda regnano pace e il silenzio. Solo di sera Olinda antica si mette a danzare con la musica che esce dai locali invadendo di suoni tutto il morro. I blocos di maracatù e le sessioni della scuola di samba si dan battaglia sull’Alto da Sé. Si tratta quasi sempre di musica suonata. E’ difficile dare una spiegazione del fatto che, a parita di potenza sonora, i tamburi che suonano dal vivo riescono meno invadenti delle loro repliche digitali che escono dagli altoparlanti.

 

Allo scopo di portare a casa un ricordo musicale lasciatevi consigliare da Maicon della Oficina da Musica. Il locale di intrattenimento e ascolto si trova sulla Rua do Amparo non distante dai Quatro Cantos. Maicon vi saprà indirizzare sulle ultime produzioni più significative o più in generale consigliarvi alcune chicche nordestine che potreste riascoltare allo scopo di farvi rasgar o coração di saudade di ritorno a casa.

 

 

Troppo spesso in Italia ormai, addirittura anche nelle feste di paese, si suona sempre meno dal vivo. Si balla sulla musica che ha origine in luoghi lontani, anche dal Brasile, più sovente dal nord-america, dai caraibi o dall’Inghilterra. I musicisti nostrani, sbiaditi emuli degli artisti di un tempo, ormai scimmiottano gli usi e i suoni via via consolidati nel brodo transnazionale. A seconda del pubblico o dall’occasione si selezionano i compact disc e anche nei momenti di svago e di maggior trasporto, in quelle occasioni speciali di vita comunitaria, si itera l’ordinario rituale del ciclo di produzione, il suo invadente coronamento.  I brani e i gruppi che si succedono in consolle vengono alto-fedelmente riprodotti dall’apparato digitale coi presenti a consumare quei cascami di creatività che costituiscono la produzione per la massa fruente. Ad Olinda si suona dal vivo, senza pubblico, per diletto, all’aperto, così come viene, senza la necessità di un evento speciale. Rimane un po’ di nostalgia a pensare che pure in Italia, un tempo, era naturale nei giorni di festa suonare per strada, con la medesima popolare naturalezza.