Ai lettori di Italo Calvino Olinda ricorderà una delle Città Invisibili, ma per chi scrive rappresenta un luogo tropicale d’eccezione, un ideale esotico fatto realtà, con la sua gente, la sua storia, le tradizioni e il suo famoso Carnevale, la musica, l’ottima cucina, la natura, l’arte... 

Cos’ha in comune la fantasiosa Olinda calviniana, i suoi cerchi concentrici, le sue mura che si dilatano inghiottendo i vecchi edifici per lasciar posto a nuovi centri e l’Olinda tropicale? Se la prima evoca una continua evoluzione dello spazio, l’Olinda vivente rappresenta l’incessante divenire temporale. Se nella città invisibile ogni cosa rimanda a se stessa con infiniti autoriferimenti, nell’Olinda brasiliana il tempo rincorre se stesso. Ogni avvenimento, ciascun vissuto, parve ripetersi continuamente richiamando la sua intera storia che si avvolge su se stessa. Per chi si lascia trasportare, la vertigine prende improvvisa alla testa e allo stomaco. Aiuta per questo entrare nel loop ritmico del samba maracatù, perchè a Olinda i suoi eccezionali trascorsi, ben visibili nelle splendide vestigia silenziose, fan da contraltare alla realtà presente e viva dei suoi abitanti. Una realtà fatta di quotidiano, musica, danza e arti plastiche, frutto di una tradizione autentica che continuamente rimanda al passato, rinnovandosi poeticamente.

 Foto dall'Alto da Sè

Chiunque scelga il Pernambuco come meta si fermerà sicuramente, almeno per un giorno, sull’antico morro d’Olinda. Ad ognuno farà un’impressione particolare, poichè tutti abbiamo un’origine, delle passioni e un vissuto differenti. Sarà ad ogni modo complicato confrontarsi compiutamente con una realtà così ricca e non lasciarsi perdere nei mille particolari, alla ricerca della personale versione di America Latina da portare con sé al ritorno dalle vacanze. Le antiche dimore olandesi della Rua do Amparo o le ville dei coloni portoghesi sparse nell’Olinda storica, sono perlopiù vuote case di rappresentanza, così come avveniva un tempo, abitate dai ricchi proprietari solo in occasione di eventi speciali o durante il prestigioso Carnevale.

Ma su questo promontorio brasileiro esiste, come in ogni altra importante città di questa parte di mondo, una realtà più povera, più numerosa e popolare, sempre nuova di crianças e sempre diversa di stili, che riempie di suoni e d’odori le strade di questo scrigno tropicale. E così come una vertigine coglie il visitatore che scopre, in una capocchia di spillo, gli infiniti spazi ricorrenti dell’Olinda calviniana, allo stesso modo, la vertigine del flusso temporale coglie il turista che prova a distinguere da quella attuale, le infinite Olinde storiche spuntate l’una sull’altra e ha già l’impressione di scorgere la ricorrenza ventura delle Olinde che sorgeranno, nell’ininterrotto flusso vitale scandito dai ritmi delle sue infinite trasformazioni.

I molti gringos portoghesi cercano qui le proprie radici di conquistadores; e così pure olandesi, tedeschi, francesi e inglesi, nell’immancabile tappa storico-culturale del loro viaggio tropicale, il collo bruciato dal sole delle vicine praia di Calhetas o di Porto di Galinhas, fantasticano sulle antiche imprese di coraggiosi conterranei. Tutti però restano stupiti da questo caleidoscopico concentrato di cultura brasiliana, scendendo e salendo le ripide ladeiras, accompagnati dall’immancabile guida che vi snocciolerà solerte, in cambio di pochi reais, date e accadimenti d’antichi splendori e di battaglie sanguinose. Spesso queste passeggiate si concretano in una solida e sincera amicizia come è successo a chi scrive. La nostra guida che dà spunto a queste pagine è Andrè Luiz Santana Melo, olindense da generazioni, che introducendoci rapidamente gli storici luoghi dell’Olinda antica, ci presenta con orgoglio le tradizioni dell’Olinda recente, le speranze e le passioni d’autentica anima nordestina del XXI secolo.

Ai più fortunati capiterà sorpendersi nelle notti sull’Alto da Sé, a contemplare estasiati, mentre tutt’intorno, Olinda celebra il suo coreografico rituale corale, instancabile e bella da togliere il fiato. Lo sguardo rivolto alle luci lontane di Recife, la futuribile sirena metropolitana è sufficientemente distante da apparire romantica. I berimbaus accompagnano le rodas spontanee della capoeira di rua, mentre tamburi pulsanti di maracatù sul sagrato della cattedrale si sovrappongono al suono dei cavaquinhos elettrificati provenienti dalla scuola di samba do Preto Velho… Ecco che la vertigine parte improvvisa: storditi da una giornata di sole impietoso, l’immancabile caipirinha, le gambe cedono, dopo aver scimmiottato qualche improbabile passo di samba. E in quel momento stralunato, realizzeremo come sarà penoso l’indomani, il dover lasciare Olinda.

 

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